Altre tradizioni natalizie

 

 

Il fuoco di mezzanotte

A Lentiscosa, come in tanti altri paesi non solo italiani, è comune  accendere nella notte di Natale,  un grande fuoco nella piazza del paese. Il fuoco di Natale è un enorme falò, che viene fatto con degli enormi tronchi che fino a qualche anno indietro erano trascinati con corde e nei modi più impensati dai giovani del paese. Nei giorni precedenti i giovani trasportano dalle campagne numerosi ceppi che, per la loro mole, non è stato possibile utilizzare come legna da ardere nei camini; vengono accatastati al centro della piazza principale, che  è attigua alla chiesa parrocchiale, disposti a cerchio e accesi prima della messa di mezzanotte.  Attorno al falò si concentrano tutti i giochi e gli scherzi, mentre continuamente si avvicina gente curiosa e vogliosa del calore delle fiamme del fuoco. Intanto per le vie del paese si diffonde il suono melodioso delle zampogne e delle ciaramelle suonate dagli zampognari mentre le fiamme diventano sempre più alte.

Da tempo immemorabile i contadini di tutta Europa usavano accendere falo’, i così detti fuochi di gioia, non e’ neanche raro che in questi fuochi si ardessero fantocci o si fingesse ardere una persona viva. Le date per l’accensione sono molte e  coincidono spesso con le feste dell’anno celtico, in particolare nel solstizio d’inverno era usanza accendere falo’ perche’ l’uomo primitivo in corrispondenza di quei giorni in cui il calore del sole e la sua luce iniziava a diminuire, quasi come per magia , accendeva fuochi in terra quasi per riportare il calore e la luce tra gli uomini. Attraverso i secoli questo fuoco così bello, allegro, giocoso e forte è stato scelto dagli uomini per essere presente in molte feste. Il fuoco ed i "falò" entrano nelle tradizioni popolari per purificare ed, in inverno, per invocare il ritorno della luce solare, per elevare a Dio ringraziamento e preghiera, per chiedere alla natura di produrre buoni frutti ed abbondante raccolto. Questo rito sembra derivare dalla primordiale festa della “nascita del sole” cadente nel periodo. Si bruciava pure sterpaglia e rimasugli dei campi; questi falò indicavano la via ai Magi e ai pastori. L’originale significato propiziatorio è evidente: si brucia il passato (l’impurità) nella speranza di un futuro migliore (il nuovo raccolto), preparando contemporaneamente il campo alla semina di primavera. Prima di mezzanotte si portava un po’ di fieno alle bestie in segno di gratitudine (il bue che scalda Gesù). 

 

I l  ceppo di Natale

Oltre alla tradizione di accendere il falò nella piazza del paese, c'era anche l'usanza di accendere un grosso ceppo nei focolari di tutte le case . Questo ceppo veniva scelto tra i migliori, preferibilmente di quercia (legno propiziatorio che simboleggia la forza e la solidità), ed era bruciato nelle case davanti alla famiglia al completo per 12 giorni consecutivi. Dal modo di ardere del legno venivano tratti presagi su come sarebbe stato l'anno successivo.  Nel pomeriggio veniva messo nel camino  il ceppo, il più antico segno del Natale, che dall'ampio focolare avrebbe rallegrato con il suo calore e gli scoppiettii il cuore dei grandi e dei piccini. Sarebbe rimasto acceso sino a Capodanno e possibilmente sino all'Epifania. Il capo della casa, con la gravità dei suoi anni e con quell'aria solenne di patriarca che spesso si trovava nei vecchi contadini, benediceva il ceppo con l'acqua santa: poi, sollevando con le braccia  robuste il grosso tronco rugoso, prima di metterlo alle fiamme segnava con esso una croce per aria e benediceva il focolare, mentre tutti intorno gridavano “Viva Gesù”. Quel fuoco si caricava di molti simboli: forza purificatrice, immagine del sole che riprendeva ad alzarsi sull'orizzonte, figura dell'anno che si consumava. La tradizione del ceppo si ingentilì di poesia e di leggenda. Lo si lasciava, infatti, ardere giorno e notte, perché semmai la Madonna e san Giuseppe fossero passati di là, avrebbero trovato un po' di calore dove asciugare e scaldare i panni del Bambino. Il ceppo serviva anche per trarre gli auspici. Il nonno di casa, infatti, lo percuoteva ripetutamente  facendo scaturire centinaia di scintille e dicendo: “Tante scintille , e Dio dacci tanti sacchi di grano, di patate, di frumento ecc”. La cenere del ceppo, in qualche zona, veniva raccolta e sparsa nei campi contro gli insetti nocivi, e sopra i giumenti per preservarli dalle malattie della pelle. Pure i carboni spenti venivano conservati, avendo essi la virtù di allontanare la grandine.

 

Ora noi troviamo questi simboli nel nostro albero di natale e nelle nostre vie: le luci e le luminarie sono le scintille del falò, le palle e le decorazioni sono speranze di prosperità, l'abete sempreverde è la speranza di rinascita, i fili d'oro e d'argento sono i capelli delle fate. Nel mondo contadino i festeggiamenti si protraevano fino all'epifania perché in tale periodo le giornate iniziano lentamente ad allungarsi.

Anche la tradizione cristiana ha ripreso il tema dell'albero: l'abete inizialmente indicava l'Albero Cosmico, cioè la manifestazione divina del cosmo, in seguito venne identificato in Gesù e nella sua luce: l'illuminazione dell'albero è l'illuminazione di Cristo sull'umanità, mentre i frutti, i doni, le decorazioni simboleggiano la sua generosità verso di noi.  Le tradizioni pagana e cristiana si sono fuse: la luce allunga sempre più le giornate e Gesù nasce per salvare il mondo.                                                                                                                                                                        La tradizione dell'albero si estese presso molti altri popoli del nord Europa e cominciò ad accompagnare la ricorrenza natalizia. Alle ghirlande si unirono nastri e frutti colorati, poi le candeline, fino a quando, verso la metà del 1800, alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi cominciarono a preparare leggeri e variopinti ninnoli di vetro soffiato che diventarono di moda e divennero l'ornamento tradizionale dell'albero natalizio. Poi arrivarono anche le lampadine e le decorazioni di plastica; oggi non c'è più limite alla fantasia per creare addobbi e abbellimenti per i rami. Nelle case italiane l'albero di Natale è arrivato da pochi decenni e in circostanze curiose.
Verso la fine del 1800 questa moda dilagava in tutte le corti europee tra le famiglie della nobiltà. Anche la regina Margherita, moglie di Umberto I ne fece allestire uno, in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l'albero divenne di casa tra le famiglie italiane e popolarissimo tra i bambini.

Purtroppo per alimentare questa tradizione ogni anno migliaia e migliaia di piante vengono sacrificate per essere utilizzate pochi giorni e finire poi nella spazzatura.  

Capodanno

La notte di Capodanno gruppi di ragazzi vanno in giro cantando e suonando a ricevere doni. Lo strumento è il puti-puti, un antico strumento locale. I versi cantati sono generalmente degli elogi verso il padrone della casa da visitare.   A Capodanno ed in molte altre occasioni festose esplodono nel cielo notturno i fuochi artificiali! Hanno una lunga tradizione che pare abbia inizio in Cina nel VI secolo. Sono costituiti da sostanze chimiche infiammabili in grado di dare luogo a reazioni esplosive accompagnate da fenomeni luminosi, sonori e fumo. Quelli più moderni contengono perclorati e sostanze organiche quali zucchero o amido, derivati del petrolio e metalli per gli effetti cromatici.

La Befana

Un altro giorno di festa, particolarmente per i bambini impazienti di appendere sotto la cappa del camino la calza che al mattino seguente, nei tempi passati ritrovavano piena di noci, castagne secche, pezzi di frutta secca e altri frutti, mentre ora i regali sono assai più ricchi e vari. Per i bimbi cattivi, la Befana , al posto di bei doni veniva a portare carbone e cenere. Un elemento significativo è la presenza del fuso nelle mani della Befana. Il fuso arcaicamente era l’attributo delle Grandi Madri, come Ishtar, Atargatis, Artemide, Athena, che presiedevano alla vita e alla morte degli uomini. Il giorno dell’Epifania l’acqua veniva benedetta in chiesa e quindi portata per i campi aspargendo gli angoli a titolo di buon auspicio.

 

 

Notizie varie su abitudini nel periodo delle feste di Natale

I BIGLIETTI D’AUGURI   

                                                                                                                                                                    

 

L’invenzione dei biglietti d’auguri natalizi da mandare a famigliari e ad amici viene attribuita al conte perugino Niccolò Monte Mellini che nel 1709 scrisse alcune poesie e frasi di buon auspicio su cartoncini, consegnati a parenti e conoscenti. L’idea, pur apprezzata, si diffuse soltanto all’inizio dell’Ottocento, quando due tipografi milanesi iniziarono a vendere cartoncini augurali disegnati.

I romani furono i primi ad offrire piccoli doni beneauguranti ad amici e conoscenti, ed il piacere di donarsi strenne natalizie non accenna a spegnersi.

Il primo a cominciare, per  lo storico Simmaco(340-402 d.C.), fu il re dei Sabini, Tazio, solito ad offrire agli amici un mazzo di rami raccolto nel bosco della dea Strenua (da qui il nome strenna natalizia), sul monte Velia. Strenua voleva anche dire Sanitas, ovvero buona salute, che si voleva augurare alle persone care con un dono.

La consuetudine si allargo' anche a Capodanno che, spostato al primo gennaio, consacrava il dio Giano che i romani festeggiavano cosi': invitavano a pranzo amici e parenti, scambiandosi frasi affettuose incise su formelle di terracotta, piccoli oggetti, vasi colmi di miele, datteri, fichi perchè come scriveva Omero:"nelle cose passi il sapore e l'anno, qual comincio',sia dolce".Da non dimenticare i ramoscelli d'olivo ed alloro, molto usati come noi ora si usa il vischio (tipico invece dei Celti).

Ma esisteva anche un altro momento magico : la settimana dei Saturnali, istituita intorno al solstizio invernale in onore di Saturno, vecchio dio della semina e del tempo. E cosi' padroni e servi mangiavano insieme, giocavano a dadi e si scambiavano regali .

 

La sera della vigilia di Natale o di Capodanno le  famiglie se ne stanno a tavola a giocare a tombola, ormai per semplice passatempo; pochi sanno che alla base di tale consuetudine sta l'antica usanza di trarre l' oroscopo proprio in quella notte.
In particolare le ragazze nelle notti di Natale o di Capodanno traevano gli auspici per un prossimo matrimonio.

 

 

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