Chiese Tradizioni Artisti  Foto d'epoca ...hanno detto

     

Cenni storici su Lentiscosa

panorama  centro storico

                                                    

 

        

Bibliografia:

Angelo Gentile : Il santuario di S. Rosalia

    "         "        : Excursus storico:Marina, Camerota, Lentiscosa e Licusati

Fotografie:                            

Amedeo Di Leo                                                                                                             

Franco Mazzeo                                 

Vito Russo

Franca Savastano

Brani musicali di sottofondo:

Bach - Beethoven - Albinoni - Mozart - Vivaldi

Beatles - Pino Daniele 

 

Sdraiata su un colle che si affaccia a mare, timidamente nascosta tra gli ulivi, fiera della sua storia e gelosa delle sue tradizioni, sorge Lentiscosa, paese dai tratti tipicamente cilentani, ricco di bellezze naturali e artistiche da riscoprire.

Ritrovata nella sua veste di borgo antico, Lentiscosa ha rivelato le tracce di un Medioevo interessante sotto il profilo della fede e dell'arte. Non è una forzatura parlare di fede qui, perchè è chiarissimo a tutti che i nostri paesi sono nati attorno a un nucleo sacro primitivo che ha funzionato da muscolo cardiaco per tutto il loro percorso lungo i secoli. Lentiscosa non presenta  segni di archeologia, per cui la sua vita parte, senza dubbio, dall'Alto Medioevo basiliano, motore dell'evangelizzazione e della civiltà della nostra terra. Il centro antico del paese si allarga attorno ad un autentico gioiello dell'architettura basiliana: la cappella di S. Maria dei Martiri. L'interno, certamente posteriore all'impianto murario, è completamente affrescato secondo l'iconografia tipica della teologia cristiana d'Oriente: il Cristo Pantocratico (Signore di tutto), la Santissima Trinità, gli Evangelisti, i Padri della Chiesa, la Madre del Signore, regina dei martiri, motivo molto ricorrente nell'affresco e il ciclo di alcuni martiri. I dipinti, di rara eleganza espressiva, apparirebbero come opera medioevale, ma di fatto sono di chiara fattura rinascimentale e testimoniano una grande vivacità religiosa del popolo  lentiscosano sin dai secoli XIII e XIV.

La comunità lentiscosana tesse la trama della storia con semplicità e vigore, tenendo fede al suo originario attaccamento a Maria, la Madre del Signore e  a Lei, Madonna delle Grazie,  intitola anche il suo massimo tempio, la Chiesa Parrocchiale.

La prima fabbrica dell'edificio risale alla fine del  '400 e i secoli immediatamente successivi ci hanno regalato opere notevoli: la Pala dell'altare maggiore con predella; la tela della Madonna del Rosario; la statua lignea dell'Immacolata. L'attuale impianto architettonico della Chiesa, sovrastato da una grande cupola maiolicata, ha ingabbiato e ampliato la prima fabbrica e risale al primo decennio del '900. Il '600 è il vero polmone della storia e della fede lentiscosana. Avanzando nel tempo e anche fisicamente nello spazio, Lentiscosa conquista con un segno di pietà un altro colle , splendido balcone sul mare, collocandovi la cappella di S. Rosalia. Da lì, tempio di feste e di grandi preghiere, prende vita la devozione per la giovane nobile Palermitana, che dalla Sicilia approda a Lentiscosa per non lasciarla mai più. Circa quattro secoli non sono bastati a saziare questo popolo dell'affetto verso S. Rosalia. Lentiscosa è invasa dalla sua presenza e ogni cosa, tradizioni, cultura ruotano attorno a Lei, alle sue testimonianze di vita, alla sua santità e sono segno di devozione e di ringraziamento.

Lo spirito mariano di Lentiscosa non si è fermato entro le mura, ma si è spinto fino al suo mare , nella cornice incantevole di Porto Infreschi dove S. Maria di Portosalvo e S. Lazzaro, da una piccola cappella abbracciano i naviganti e li accolgono in un sicuro rifugio.

                                                            Don Gianni Citro - Parroco

 

Origine del nome 

Il nome del paese è tratto dall'arbusto del lentisco che vi alligna spontaneamente su tutto il territorio sia a monte che a mare. Fu scelto, come avvenne per altri centri del Basso Cilento, dai monaci seguaci della regola di S. Basilio, perciò  detti basiliani, che, a partire dal VII secolo d. C. iniziarono a "colonizzare" le colline antistanti le coste della Magna Grecia e in modo massiccio dopo la guerra  iconoclasta (726) dell'impero d'Oriente.

Tutto il Sud fu invaso da questi monaci bizantini, di cultura greca, che fondarono diverse celle, lauree e cenobi proprio alle falde del Monte Bulgheria sia verso Licusati sia verso Bosco.

La toponomastica ci conforta ampiamente, insieme a recenti documenti d'archivio, su questa immigrazione e fondazione di nuovi centri. Il territorio, a dire il vero, era già abitato molte migliaia di anni fa: bisogna risalire fino al Paleolitico Inferiore. Nella zona di Cala Bianca esisteva una capanna preistorica, ciò è confermato da studiosi di fama, grazie ai reperti trovati in "situ" così come sono stati rinvenuti altri reperti a Porto Infreschi e, nel 1968, nella grotta delle Noglie, dove è stata scoperta una capanna del bronzo Appenninico (1500).  

Lentisco

Il lentisco è un grosso cespuglio sempreverde, con foglie paripennate (composte cioè da numerose coppie di elementi opposti).

I fiori compaiono da marzo a maggio; sono privi di petali, ed a sessi separati. Sono comunque abbastanza ben visibili le brevi pannocchie di fiori maschili, con gli stami di colore rosso-bruno oppure giallo; dai fiori femminili, verdognoli, matureranno a fine estate le drupe rotonde (4 mm), di colore dapprima rosso e poi nero, tanto appetite dagli uccelli.

Il lentisco è una specie mediterranea, ed è una delle piante più rappresentative della macchia a sclerofille sempreverdi, piante con foglie piccole, dure e lucide (come il leccio), capaci di ridurre considerevolmente la quantità di acqua traspirata, in risposta alle condizioni di aridità, soprattutto estiva, del clima mediterraneo.

E’ molto decorativo anche in inverno in quanto le foglie minute si colorano di rosso purpureo. Nei mesi estivi, sia in Grecia che in Asia Minore, veniva sottoposto a resinazione con i classici tagli obliqui sulla corteccia del tronco: il prodotto aveva larghe applicazioni in medicina, oppure nei cosmetici, nei liquori e per le vernici (analogamente alla trementina); se ne ricavava anche un mastice utilizzato, così si racconta, come gomma da masticare profumata e molto diffuso negli harem turchi per rendere gradevole l’alito.