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Silvano Del Duca Il Golfo di Policastro dai moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia
Editrice
Gaia
DAL TESTO – “L'azione delle masse giunse inaspettato e si verificò parallelamente a quella della borghesia, con la quale non ci fu un rapporto di dipendenza. L'incontro tra borghesia e contadini avrebbe potuto costituire un grande avvenimento, se il ceto dirigente avesse voluto e saputo organizzare e disciplinare l'impulso rivoluzionario che proveniva dalle campagne. Ma invece le due forze della rivoluzione, borghesia e popolo, camminarono insieme per poco, fino a quando la borghesia non si rese conto dell'aggressività del ceto contadino verso il raggiungimento di obiettivi che non erano invece propri dei disegni dei liberali borghesi. Essi miravano infatti, unicamente alla riforma delle istituzioni, e a tal fine aveva creato il movimento liberale. Essi avrebbero voluto la Costituzione e non la rivoluzione, e a tal fine fecero di tutto per poterla ottenere da Ferdinando II, mediante diverse manifestazioni pacifiche nella capitale. Niente scontri ed urti ma molte grida di "Evviva il Re", frutto della dipendenza legale dell'età del dispotismo illuminato, quando la riforma veniva concessa per "grazia" del re, a coloro che, avendo fattone richiesta, erano degni di meritarla. Ma quando sentirono la necessità di ricorrere alla rivoluzione, fu chiara la mancanza di preparazione”. L’AUTORE – Silvano Del Duca è nato a Sapri e vive a Lentiscosa fraz. di Camerota (Salerno). Laureato con il massimo dei voti in Scienze delle Relazioni Internazionali e Diplomatiche, da anni è impegnato in politica e nel sociale. INDICE DELL’OPERA - Prefazione – Introduzione. L'ambiente e la società agli inizi dell'Ottocento nel Salernitano (La campagna cilentana nella prima metà dell'Ottocento - Il sistema produttivo - Borghesi e contadini e la lotta per la terra - L'amministrazione locale: il decurionato) - I. L'insurrezione del 1848 (Le aspirazioni sociali e le motivazioni politiche - La diffusione delle società segrete nel distretto di Vallo - La Chiesa e l'adesione alla rivoluzione cilentana - L'anno cruciale: il 1848 nel Circondario di Camerota e dintorni - La sconfitta del movimento liberale nel 1848: democratici e moderati) - II. Dalla fine del 1848 alla fine del 1858: un decennio di restaurazione, conati di rivoluzione e l'avvio del processo di unificazione (Gli anni della seconda Restaurazione - L'inizio della repressione nel Circondario di Camerota e nelle zone limitrofe - Dalla fine del '48 alla fine del '56: dilaga la criminalità e falliscono i tentativi insurrezionali - L'eco della spedizione del 1857 a Sapri ad opera di Carlo Pisacane) - III. Il processo di unificazione (L'attività cospirativa nel 1859 e i preparativi per la spedizione garibaldina - Il 1860 e l'azione dei democratici e dei moderati salernitani - Dalla liberazione delle camicie rosse all'unificazione d'Italia - La reazione borbonica - La fine del Regno Borbonico) - Bibliografia e fonti documentarie
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IL
LIBRO
– A
ridosso
del
1500
anniversario
dell'Unità
d'Italia,
uno
studio
sulla
storia
del
Risorgimento,
che
focalizzi
l'attenzione
sugli
avvenimenti
che
interessarono
la
provincia
di
Salerno
(in
particolare
la
zona
sud
del
Cilento,
che
ai
tempi
costituiva
il
Distretto
di
Vallo
della
Lucania
e in
special
modo
la
sua
costa
con
il
Circondario
di
Camerota
e i
territori
limitrofi),
può
offrire
uno
spunto
di
riflessione
sull'impatto
che
tali
eventi
ebbero
all'interno
della
realtà
meridionale.
Il
Principato
Citra,
all'epoca
grande
poco
più
dell'attuale
provincia
di
Salerno,
era
una
delle
aree
strategiche
del
Regno
di
Napoli,
grazie
alle
sue
caratteristiche
economiche
e
sociali,
e al
suo
notevole
peso
demografico.
Inoltre
costituiva
uno
degli
accessi
strategici
alla
capitale,
soprattutto
in
occasione
di
iniziative
insurrezionali.
Lo
studio
delle
vicende
risorgimentali
attraverso
la
consultazione
delle
relazioni
del
Gabinetto
d'Intendenza
e
delle
carte
processuali
della
Gran
Corte
Criminale
o
del
Ministero
di
Polizia,
se
da
un
lato
possono
fornire
una
rappresentazione
non
sempre
oggettiva
degli
avvenimenti,
dall'altro
permettono
di
accedere
all'interno
dei
luoghi
e
far
rivivere
le
azioni
dei
protagonisti.
L'analisi
dei
documenti
che
raccolgono
le
relazioni
della
polizia
e le
dichiarazioni
degli
imputati
e
testimoni
nei
processi
politici
della
Gran
Corte
Criminale,
pur
se
non
colte
come
versioni
definitive
degli
avvenimenti,
consente
di
esplorare
la
realtà
del
tempo.
Ma
appare
utile
soprattutto
al
fine
di
dimostrare
come
nella
società
rurale
cilentana,
gli
ideali
ed i
progetti
politici
fossero
condizionati
dalla
conflittualità
locale
basata
su
interessi
personali,
vecchi
rancori
ed
odi
di
parte.
L'ambito
della
storia
cilentana
diventa,
così,
un'opportunità
per
individuare
la
genesi,
le
forme
e i
modi
assunti
da
una
struttura
sociale
rispetto
ad
un
processo
generale
di
trasformazione.







