I testi  sono curati esclusivamente da Gerardo De Luca, che aggiornerà questa pagina a suo piacimento.

(Se  altri lentiscosani vogliono avere un loro spazio per notizie che fanno riferimento a Lentiscosa, possono chiederlo liberamnete).

 

Argomenti trattati:

- Ritorno al paese natio

- Novello parroco

-Alberi di Natale e presepi

- Vigilia di Natale a Lentiscosa

- Croce solitaria

- Silenzioso paesello

- Una visita al cimitero

RITORNO AL PAESE NATIO

Dopo 43 anni di assenza, lo scorso mese di Agosto, ho visto ritornare dalla lontana terra argentina, amici d’infanzia: Giulia , Grazia e Tanino DEL GUERCIO figli di Salvatore e di Filomena MARCHESE (vedi foto nella pagina degli emigrati ).

Sono tornati a rivedere il loro paesello che li vide nascere e dove impararono per la prima volta il nome di Dio e delle famiglia !

Ha qualche cosa di affettuoso, quel mucchio di case tutte modeste, tutte eguali, strette insieme come una timida mandria in cima alla collina !

Quel povero mucchio di case gialle, punteggiate di finestrelle nere, lassù, di fronte alla natura e all’infinito mare azzurro.

Chi scrive ha avuto il piacere di accompagnarli più volte per i posti a loro cari, ha potuto notare la tanta commozione che nasceva nei loro cuori, man mano che scorgevano di lontano i vari luoghi a loro cari.

Tutto, tutto ciò che rivedevano mentre la macchina si avvicinava, tutto pareva avere per loro una voce di noto saluto, tutto pareva chiamarli a nome e dare loro il benvenuto e pronti a riabbracciarli.

Quella era la casa ove tante cure amorose avevano attorniata la loro culla, su quel terrazzino avevano tante volte giocato e visto la mamma infornare il pane nel vecchio forno che hanno potuto rivedere attraverso qualche foto conservata e donata da vecchi amici.

In quella specie di cortiletto avevano le mille volte giocato con molti loro coetanei, me compreso, alcuni non sono più o sono dispersi qua e là per l’Italia e per il mondo.

Più in là, la cappella di Santa Maria che dice anche oggi un mondo di cose.

L A CHIESA Madre con quella enorme porta che li vide entrare neonati e uscire cristiani e molte molte volte entrati più tardi con la mamma che li conduceva a messa e ad imparare il catechismo, che poi è valso di guida sicura nell’adempimento dei loro doveri.

Ad ogni passo nel paese trovavano un ricordo di qualche cosa.

Là vi era la bottega di …… qui la vecchia farmacia, il frantoio di ……in quella casa abitava …..

Ah quante cose, quante cose perdute irreparabilmente, quante piccole dolcezze che non potranno rinascere più !

La mia mente rivà al passato, nel rievocare in fondo alla memoria, immagini di altri compagni, di altri amici, dispersi per il mondo.

Pure, tanto dolce ricordare il passato, che tempi deliziosi, quando tutto rideva intorno a noi !

Quanti quadri di vita vissuta ,tutto un periodo felice di esistenza gioiosa, spensierata, senza nessuna cura e senza preoccupazioni.

Ora le cose son cambiate, son cambiate per voi cari amici e son cambiati per tutti.

Ora, ora siamo uomini, siamo per il cammino della vita, ed abbiamo i nostri doveri, i nostri piani da mettere in pratica.

E il ricordo del passato, ci deve servire di spinta per un più luminoso avvenire.

Il tempo è volato velocemente e la partenza è vicina.

Gli ultimi giorni ho avuto modo di notare che il loro sguardo si fissava su tutto e su tutti con l’amore di chi ha paura di perdere, di lasciare qualche cosa cara; e la casa ? la loro vecchia casa ? come è stata cara in quelle ultime ore, lo si è notato in particolar modo, gli ultimi giorni di permanenza, perché vi ci sono ritornati più volte ,quasi a non volersi distaccare.

E come sono stati commoventi le ultime parole dell’addio, i saluti, gli auguri…. !

Forse durante il loro viaggio di ritorno alle proprie famiglie, alla terra che li ha accolti nel lontano 1962, le ultime voci li seguono, li accompagnano, tornano alla loro mente.

Avranno innanzi a loro quella casetta, la chiesa, il santuario di Santa Rosalia, le strade, il loro vecchio fondo(che visitarono con tanta commozione), il colle della Spodicella con la Madonnina che domina il paesaggio.

Rivedono le persone a loro più care, i parenti, gli amici e pare quasi di non essersi mai allontanati da essi……Eppure son già partiti !

Arrivederci amici cari, grazie per il vostro ricordo, tornate ancora…..Vi aspettiamo

 

                                                               NOVELLO   PARROCO

Ad un anno e poco dall’ordinazione sacerdotale di don ANDREA SORRENTINO , la Provvidenza

ha voluto che gli venissero affidate le parrocchie di Sant’Angelo Fasanella ed Ottati .

Infatti il giorno 5 c m alle ore 16,30 nella parrocchia di Sant’Angelo e alle ore 18 in quella di Ottati S.Ecc.Mons.Angelo Spinillo affidava al novello sacerdote la cura spirituale delle due comunità.

Alle solenni cerimonie , si stringevano intorno al nuovo parroco ,una schiera di sacerdoti della diocesi , autorità civili ed il popolo di Dio .

Dopo la funzione liturgica , non sono mancati i festeggiamenti .

Sant’Angelo Fasanella , con 800 abitanti circa , a  520 m , è centro agricolo , ai  piedi dei Pizzo Pilieri . Il paese fu feudo dei Sanseverino e dei Capace Galeotta .

E’ noto per le grotte che si trovano nelle sue vicinanze .

Forse anche il nome deriva dalla grotta dedicata all’Arcangelo Gabriele .Ottati , con altrettanti abitanti , è situata a 529 m , centro agricolo di origine medievale , alle falde meridionali dell’Alburno , sorto nel sec. XIII  e citato col nome di Optati , fu distrutto da Federico II   di Svezia ; nel 400 faceva parte  della baronia di Fasanella .

 

Al caro don Andrea va l’augurio e la grata ammirazione della comunità di Lentiscosa .

Il giorno della tua ordinazione caro don Andrea , promettemmo che ti saremmo stati vicini con la preghiera e con le opere .

Su questo potrai sempre contare .

Vai tranquillo , perché lo Spirito Santo non cesserà di illuminati , di rafforzare la tua fede , di consolarti e di istruirti…..

Non era forse questa la promessa fatta da Cristo stesso ai suoi apostoli ?

Dio che ha iniziato in te la sua opera , la porterà a compimento .

Auguri di buon lavoro nelle tue comunità .

 

                                             

ALBERI DI NATALE E PRESEPII

 

Buon Natale  !

Oggi dorme la politica , dormono gli affari , dormono le noie tutte , se è possibile .

Nella notte di Natale , secondo la leggenda , i monti si spalancano e i tesori risalgono alla superficie della terra ; le bestie si inginocchiano .

Il Natale è la festa ufficiale della beneficenza ; la festa dei presepii e degli alberi luminosi .

Il primo albero di Natale pare che sia datato intorno al 1600 a Trasburgo.

Ad adottarlo per prime furono le corti e l’alta burocrazia . Da molti anni l’albero di Natale ha messo radice anche nel giardino d’Italia ; e rallegra la casa dello straniero che l’importava dal nord , come quello dell’italiano che l’accoglieva . L’albero natalizio è ormai comunissimo in tutti i paesi del mondo . Il presepio che deriva dalle sacre carte del Vangelo di san Luca ,sembra che guardi con rammarico il nuovo arrivato ,l’albero invadente e fortunato . Nelle provincie meridionali italiane come  fra i montanari del Tirolo ed in altri luoghi , il presepio dura ancora e forse è insostituibile e chiama alla preghiera la povera gente ,mentre si espandono per l ‘aria  le cantilene dei zampognari , musica antichissima e semplice . Dispiace , che da noi ,nel nostro amato paesello tutto questo pare stia diventando cosa d ‘altri tempi . A volte mi verrebbe quasi da dire : che ci si va a fare alla chiesa la notte di Natale , poiché anche là manca il classico presepio ! …

Oh , quante belle cose vengono meno ai nostri nonni , ai nostri padri e a noi che abbiamo una certa età ! Qual meraviglia se a loro e a noi il Natale d ‘oggi appare sbiadito , smorto .

Le abitudini sono tanta parte della nostra vita , un abitudine che si perde è una parte del nostro essere che perisce e noi la piangiamo come una cosa cara che ci manca ,come una persona amata che ci abbandona per sempre . I nostri nonni borbottano quasi con le lacrime agli occhi ; i nostri bambini strillano e sgambettano pieni di letizia . Mi rendo conto che ci si trova difronte a due età ,due mondi : Lentiscosa che fu ,Lentiscosa che sarà . Il Natale è per quelli , come per me ,una memoria , un rimpianto ; per questi un desio,una festa .

 

Altri tempi , altri usi . Tutto viene trasformandosi : la civiltà moderna si svolge in ondate placide e lente , e a poco a poco il vecchio si dilegua , accompagnato a volte da sospiri e dalle cantilene dei  nostri nonni …. Che se ne vanno anche loro , poverini !

La leggenda del Natale sembra volgere al tramonto , il misticismo sentimentale che l ‘ avvolgeva è svanito : non più drammi ,liturgici ,ne sacre rappresentazioni ; la festa è diventata più civile , ha lasciato il tempio e si  è ritratta al focolare , forse perché son venute meno le fastose cerimonie chiesastiche , le nuvole di incensi ,ai bagliori di parati e di arredi , ai suoni degli organi e ai canti dei cori , ha preferito il confidente crepitio del caminetto , le conversazioni di amici e parenti , i vivaci splendori e i ricchi frutti dell’albero di Natale , i giuochi e i passatempi di famiglia .

La Messa tradizionale di mezzanotte è andata quasi in disuso , sostituita , da tanti ,dal cenone di mezzanotte ; in questo modo si crede di santificare il Natale !

Ricordiamoci che è Natale non per tutto questo , ma per aver saputo riconoscere il Messia .

Buon Natale a quelli vicini , ma soprattutto a quelli lontani . Buon Natale !

 

 

                                                     VIGILIA  DI  NATALE  A  LENTISCOSA   

(Si ringrazia Minuccio Stecchetti che ci ha fornito le foto  del presepe che ha realizzato  con la collaborazione di Gaetano Belluccio. Si ringrazia inoltre i giovani che hanno realizzato il "fuocarazzo" e i commercianti e il popolo che hanno contribuito per l'lluminazione del paese).

 

Siamo nella vigilia di Natale !

Anche quest’anno nostri compaesani, sono venuti dal nord Italia e dall’estero, per trascorrere le feste natalizie con i parenti. La gente si raccoglie all'aperto nonostante una coltre di nuvole copre il cielo . Nella piazzetta ove è ubicato il monumento ai caduti , un tempo “ Tirrizzuni  “ i giovani hanno preparato i famosi ceppi, che da qui a poco accenderanno .

Il cielo è minaccioso , le nuvole sembrano abbassarsi e danno un’atmosfera di intimità e di raccoglimento che è propria di questo giorno . Oggi , ciascun lentiscosano esce di casa , per rientrarvi solo quando avrà procurato alla famiglia tutto il necessario per passare la vigilia di Natale: per fare la nottata , come si dice comunemente .

Quest’anno il Natale qui a Lentiscosa , si presenta autentico , privo sì della neve  ma con pioggia , vento e anche freddino. La Messa tradizionale di Mezzanotte è anticipata alle ore 22 perché il parroco deve celebrare pure nella parrocchia di Camerata .

Le campane invitano i fedeli al raccoglimento , alla preghiera , e la chiesa si riempie in poco tempo.

Manca l’abituale presepe , ma ciò nonostante il prodigio Divino è avvenuto , è nato , il Messia , il simbolo dell’Amore . Dopo la tradizionale funzione , terminata con il bacio del Bambino e gli auguri da parte del parroco , l’ite missa est , ha fatto sì che la gente si riversasse tutta in piazza e dai volti di ognuno , si vede trasparire un’insolita allegria , che si irradia da per tutto .

Nella piazzetta laterale la chiesa , i ceppi di Natale ormai ardono a tutto andare , illuminando a giorno la piazza. 

Non mancano i famosi botti . Le luminarie per le strade e l ‘albero di Natale posto laterale la chiesa ed un secondo in mezzo alla piazza Semaforo , già orto dei Manduca , contribuiscono a rallegrare l ‘ambiente . Il presepe allestito sotto l’arco delle monache dal volenteroso e bravo Minuccio , è meta di tutti i passanti e pare abbia sostituito quello della Chiesa .

Le case si cominciano a ravvivare perché le luci appaiono attraverso le finestre. Attorno ai caminetti,  stanno i più vecchi a riscaldarsi e a chiacchierare del più e del meno , e spesso entra il sospiroso ricordo delle trascorse primavere . Nella vicina stanza , a una gran tavola ricoperta da panno rosso , siedono allegre ragazze e giovanotti , che in un silenzio interrotto solo dalla voce di chi dice i numeri estratti dal sacchetto , giocano a tombola . Chi non gioca a tombola , gioca a carte al sette e mezzo , al mercante o altri giochi di famiglia . Ma la tombola è generalmente il gioco preferito , poiché la tombola è quasi una istituzione natalizia . Finalmente l’ora della cena – A tavola !…. E tutti si precipitano nella sala , attorno alla mensa tutta ingombra di bottiglie e di piatti .Finita la cena si scende in strada per una boccata d ‘aria  nonostante l ‘inclemenza del tempo.        

Intanto il paese è quasi addormentato e pare che questa notte doni una suggestione profonda , d ‘ una  soavità che scende in fondo all ‘anima , come una nota di pace altissima !             

Finalmente il sospirato letto , così tardi , dopo un ‘onesta notte di Natale passata in famiglia !

E penso che almeno una volta l ‘anno , si può essere buoni rievocando nell ‘animo le memorie soavi del passato insieme al presepe e alla deliziosa cenetta di famiglia .

                                                     

CROCE  SOLITARIA

In mezzo agli alberi alti e cupi quali ulivi e querce, sul margine di un vecchio solco, triste, fredda, grigia, si intravede. Simbolo della nostra religione, una croce di ferro battuto che io sin da bambino ricordo! Il nome su inciso, quasi cancellato dagli anni e dalle intemperie, povera croce solitaria che stai lì a ricordare la sciagura avvenuta nel lontano 24 Settembre 1935… di quel povero uomo sangiovannese caduto dalla di sopra quercia e non rialzatosi più. Una triste storia di sangue e di lacrime si compendia talora in quella croce sciupata dal tempo, le cui braccia ignude in alto levate pare implorino disperatamente una preghiera dal passeggero mesto e solitario. Eppure la natura freme, si agita, si rinnova, bella e sorridente…. e la croce è sempre là, a ricordare la grande sventura in quella festa di armonia e di colori. Quante meste primavere hai contato, vecchia croce di ferro! Quanti nidi di ghiandaie composti sulla quercia che ti ripara con la sua ombra! Quanti fiori! Quante preghiere e quante lacrime da allora fino ad oggi!

La contadina che si reca al  lavoro cantando, alla vista di quella croce solitaria interrompe la bella canzone, a cui forse da lontano risponde un’altra voce più robusta e vibrata, e mormora un requiem per l’anima di quel povero morto.

Il sole tramonta e la natura ritorna tranquilla, malinconica; all’apparire del crepuscolo quella croce nuda, perduta oramai nella solitudine della zona Pollareto, assume qualcosa di tristemente solenne e in mezzo al canto monotono del grillo e ai tanti distinti mormorii degli insetti, par che giunga all’orecchio un grido più acuto e straziante: il grido di aiuto di quell’uomo morente!

                                            

  SILENZIOSO PAESELLO

E’ da poco passato il periodo di piena che dura sì e no due mesi, quando si vedono ritornare per il meritato riposo estivo i compaesani che vivono un po’ qua e là per l’ Italia e per l’Europa.

Di rado si vede ritornare qualcuno d’oltre oceano. L’emigrazione di alcuni decenni or sono  produsse nuovi insediamenti abitativi, quali il quartiere Spodicella a monte del paese e Sant’ Antonio lungo la strada che porta alla Marina.

Ciò svuotò il centro storico e il paese è andato così man mano sgretolandosi….

La gente comunque è buona, sempre disponibile e pronta a partecipare alle poche iniziative che si organizzano.

La parrocchia che è il perno della Comunità dalla quale venivano fuori tante iniziative, da un po’ di anni non partorisce più alcuna associazione e quindi nessuna iniziativa e di questo la gente ne risente. Ottobre sta per finire, l’inverno è alle porte e si intravedono solitudine e silenzio. E’ quanto già regna intorno al remoto impianto abitativo, articolato vicino alla cappella Santa Maria ad Martires e al piedistallo che regge la croce greca posta di fianco.

Silenzio, che strano suono ha questo nome!

Altrove ha il sapore della quiete. Nel nostro paese, nelle nostre stradine e nei nostri vicoli ha l’amaro senso di un fiume che non scorre, di un uccello che non vola, di un passo che non lascia orme. Mi domando: “Sarà colpa dell’emigrazione?”. All’apparire di un tiepido raggio di sole, là sul muretto circostante la Piazza Semaforo (bar del Sole) e sugli scalini della porta che dà alla Chiesa Madre, siede la stanca età. Qualcuno fuma un pezzo di sigaro, qualche altro sonnecchia non sapendo come passare il tempo. Qui nessun circolo, nessuna associazione, né laica né religiosa.

S’ ode solo la voce dell’anima, mentre muto il paese si adagia nella collina. Soli i rintocchi del campanile feriscono il silenzio!

Il mio pensiero in questo momento va  a quelle forze lavorative che corsero incontro ad una speranza per sfuggire un passato di povertà e miseria. Partendo per quelle terre lontane, dove intravedevano tesori nascosti e quindi l’alba di una nuova vita. Così dopo un pianto sommesso davano l’addio al proprio paese, ai propri cari e dopo quasi trenta lunghi, interminabili giorni di nave a vapore, approdavano in quelle terre sconosciute.

La maggior parte di questi figli di Lentiscosa non ha fatto più ritorno, a questi vanno aggiunti tutti coloro i quali dagli anni sessanta in poi partirono per i Paesi europei e per le regioni del nord Italia, e non solo dove hanno fissato la loro dimora.

Ma il tempo racconta di emigranti carichi di nostalgia e stanchi di lontananza.

Questo sia che si trovino nelle lontane Americhe che nel resto d’Europa. E noi, noi che qui abitiamo, noi che abbiamo avuto la fortuna di rimanere a calpestare la terra che ci ha dato i natali, cosa abbiamo fatto? Cosa ci proponiamo di fare per questi nostri fratelli che sono ancora oggi lontani? Tanti oramai non pensano più di rientrare perché il nuovo mondo è riuscito a trasformarli e ad assorbirli. E’ importante però che noi non ce ne dimentichiamo cercando il modo come aiutare specialmente coloro i quali avessero intenzione di rientrare in patria, quindi nel loro paese, nella loro terra.

Solo così i cari amici lentiscosani che ancora oggi sono sparsi per il mondo, potrebbero riacquistare le voci ed i suoni della propria terra che hanno lasciato tanti anni fa.

Penso che oggi il massimo dell’aspirazione di coloro i quali intendessero rientrare in patria è di trovare un lavoro che consenta il sostentamento quotidiano e possibilmente una vecchiaia serena, null’ altro!

 Scriveteci anche voi lentiscosani di sempre… aiutateci ad aiutarvi.

 Solo così quel fiume che ancora non scorre potrebbe cominciare il suo flusso, quell’ uccello che ancora non ha ripreso il volo, potrebbe cominciare  a volare, così come quel passo che non lascia orme, potrebbe far sentire…… Così si potrà sconfiggere il silenzio nel nostro amato paesello e l’anziano non più smarrito e solo riacquisterebbe la gioia dei ricordi e la disperazione per la solitudine si convertirebbe in allegria.

Quante illusioni! Quante ingiustizie !

Ben altro è la realtà. E’ troppa la disuguaglianza sociale tra uomo e uomo!

Quanti millenni ancora il tempo dovrà scandire prima che l’uomo dai bassifondi riesca a far scaturire la sua voce al di là del tempo e dello spazio! Quanti secoli ancora dovranno passare prima che l’uomo dei bassifondi possa dire :”Anch’io sono un uomo come te!”.

Quanta storia ancora dovrà essere scritta prima che la nostra gente possa aspirare ad una croce più leggera?

                                                

 Una visita al cimitero

 

E’ il 2 Novembre, giorno della commemorazione dei nostri defunti.

Solennità che la Chiesa ha istituito quasi per assecondare il naturale impulso del cuore umano, che in tutti i luoghi come in tutti i tempi, prova intensi sentimenti d’amore per le persone care che dormono l’eterno sonno.

Il paese pare si sia ravvivato…

Infatti c’è più gente, alcuni venuti dalle loro abituali residence nelle varie regioni d’Italia e

altri persino dalla Germania e dalla Svizzera.

Tante le persone che con lumi e fiori si recano a rendere omaggio ai propri cari defunti!

Dalla salita che porta al cimitero, assisa là, dal frontespizio del santuario, la Protettrice volge il suo sguardo alla gente che, malinconica, le passa innanzi.

La mia preghiera, affinché vegli e benedica tutti, è che il suo sguardo d’amore oltrepassi la catena dei monti circostanti e corra in cerca degli altri figli lontani, apportando loro la sua benedizione e dando a tutti la speranza e il sostegno tra le lotte della vita.

Ed eccomi giunto anch’io al Camposanto…

Prima sosta è la maestosa Croce e nel raccoglimento penso ai silenzi, alla solitudine di questo luogo. Il mondo è ingiusto e dimentica troppo presto!

Mi reco verso il punto ove riposano i cari genitori.

Una preghiera, tanti ricordi e tanti rimpianti!

La mamma, lei, in cui versavo ogni mio affanno, a cui chiedevo aiuto e consiglio in ogni mia ricorrenza! E dire che da 34 anni non è più…..

Prego, piango nel mio intimo e pare mi stia venendo a rallegrare con uno dei suoi sguardi  consolatori, pare voglia confortarmi come un tempo, con una delle sue amorevoli parole.

Ora dormi mamma adorata, dormi in pace!

E non sono solo io a piangere, a pregare: i figli sulla tomba del padre, la madre sulla tomba del figlio!

A te amico mio, che ricevi da Dio la consolazione di vivere ancora con i genitori, pensa a quegli che ne è privo, il poter pregare sulla loro tomba è certo sollievo al dolore, ma nulla pareggia la consolazione di poter udire e assecondare i loro consigli.

Continuo il mio pellegrinaggio in questo luogo santo delle memorie.

Quanti marmi, quanti nomi e quante epigrafi! Alcune donne sono curve su di una fossa e piangono.. vicino una povera ragazzina col viso pallido, inginocchiata sulla tomba accende con trepida mano un fiammifero che porta verso la candela deposta sul marmo sotto il quale giace il suo povero papà.

Quanto strazio, quanto dolore…

E’ qui che sentiamo tutto il distacco dai nostri cari e, a parte il vuoto nella casa, più ancora sentiamo il vuoto angoscioso nel nostro cuore.

Vado avanti come a cercar qualcuno….i ceri ardono nonostante una fitta pioggerellina si fa man mano più insistente. Quanti volti, quanti sguardi; pare vogliano dire che la vita scorre veloce.

In realtà se ci soffermiamo a meditare ci accorgiamo che già una parte della nostra vita ( se non di più) si è perduta nel passato e non potrà più ritornare.

In questa corsa le ore ci ammoniscono che l’uomo non deve aspettare tempo. Bisogna fare in modo che l’esistenza non si spenda inutilmente, ma che si dedichi ad opere nobili quali la bontà, la carità e l’onestà.

Solo così, giunti sul finire del nostro cammino volgendoci indietro, saremo confortati dal ricordo d’aver dedicato a queste virtù i giorni della nostra esistenza!

 

 

                                                                                                               Gerardo De Luca