Da
"Storie Camerotane" di Giovanni Ciociano
Costruzione strada Lentiscosa-Marina
.......Il remoto impianto dell'abitato di Lentiscosa: una genialità architettonica di case, come strofe di rimando, nella valle che , per la varia altimetria, dondola fra le alture S. Rosalia e Spodicella. In questa contrada, viene trovato ucciso Gaetano Orlando-la cronaca del 21 febbraio 1870 non dice altro- ed il Comune spende £ 3,00 per il seppellimento del cadavere, che non guasta la fisionomia naturale del paesaggio, nel suo abbraccio di colline impegnate ad uliveti, di cime spoglie, di mare: la bellezza della natura libera.
Un
lungo cordone, oggi via A. Diaz, attraversa l'abitato con diramazioni di vie e
di vicoli, S. Angelo, Pozzillo, Barbuto, Curatolo, Spina Santa, S. Maria dei
Martiri, pausati da spazi che sono momenti di sosta più che piazzette, per la
contemplazione di creature e di cose, care all'amore ed al dolore. E il corso S.
Rosalia in salita: l'adagio di stanca materialità, per insolita immediatezza di
mutamento, rigorosa spiritualità nell'ampia piazza sul colle, dove la melodia
vita-morte si modella in lineamenti umani, protesi verso
"E'
uno spettacolo straziante il vedere numerose famiglie abitare in suppegni o in
certi fastidiosi tuguri che inaddietro si adibivano a stalle di maiali o
d’animali da soma".- Ed il consigliere comunale don Annibale Pezzuti,
nella tornata del 15 maggio 1872, insiste, per dare la possibilità ai
Lentiscosani di costruirsi una casa, nel "censurare o vendere i siti del
demanio comunale, che sono in vicinanza dell'abitato alla strada Barbuto, siti
che guardano il mare nella parte di mezzogiorno ed hanno una delle più ridenti
positure".
Il
fondo di Giuseppe Del Guercio nella contrada Patti, i giardini privati
nell’interno del paese, i terreni ad esso uniti: “ non conviene esporsi ai
fastidi , alle lungaggini ed alle spese di una espropriazione per causa di
pubblica utilità”. E per don Annibale è
naturale il passaggio dal generale al particolare, quando deve sostenere
l’istanza di Francesco Sansiviero, mirante alla concessione di un suolo nei
pressi di via Barbuto . Ma il consigliere don Nicola Zito insinua che il Pezzuti
voglia favorire i suoi elettori, e particolarmente Sansiviero, fedele
procacciatore di voti.
Don
Annibale – “caporale della Guardia Nazionale a Napoli nel 1861, e sempre
devotissimo al Re Eletto”-, dal podio della sua onestà, risponde con
graduazione tonale, attraversata da vibrazioni di compiacimento di sé,
respingendo la malignità e dimostrando la infondatezza del ricorso dello Zito.
E rivela, fra l’attenzione dell’uditorio, l’intimo motivo
dell’opposizione; dove dovrebbe sorgere l’abitazione del Sansiviero, vi è
un caprile della famiglia Zito, “abusivamente riedificato contro le leggi
penali e contro quelle sulla pubblica salute, essendo di grande nocumento alle
cinque famiglie che ivi presso abitano, ed all’intiero paese per i miasmi che
esala il letame”. Ed il colpo finale dell’avvocato don Nicola:
-
“ Dalle cose discorse, fondate sopra fatti veri ed incontrastabili, perché a
conoscenza di ognuno, si evince che le presentazioni del sig. Zito sono figlie
di un mero capriccio, ed una Amministrazione come la nostra, che si rispetti e
vuole mantenere integra la sua dignità , non deve dare ascolto ai reclami del
primo arrivato con evidente danno dei suoi amministrati”.-
Il
problema-casa di Lentiscosa si avvia a soluzione, con il solo voto contrario di
don Nicola; soddisfatti Francesco Sansiviero, Giuseppe Del Guercio perché non
avrà il fondo deprezzato dalla “ pubblica utilità
”, le cinque famiglie di
via Barbuto, che presto saranno liberate dal puzzo del caprile. E don Annibale
Pezzuti si riconferma solista unico, nel concerto della vita paesana.
L’avv.
Zito si riscatta dalla mortificazione di “primo arrivato”, dopo tre anni,
nella seduta consiliare del 23 settembre 1875, presieduta dall’assessore
Alessandro Salerno, eloquente di volto, di bocca e di mano. Questi legge al
Consiglio – sono assenti soltanto don Annibale e don Sinibaldo Pezzuti – la
domanda del sig. Carlo Coccorese, “tendente ad ottenere l’installazione
della Curia Notarile a Lentiscosa, ove già esisteva, essendone notaio l’avo
del petente”.
Motiva
la richiesta il consigliere con argomentazione di pubblica necessità, in uno
stile volutamente dimesso – unico cedimento al professionale eloquio, è la
ripetizione del vezzo trecentesco, eziandio -,
per non urtare la suscettibilità dell’assessore Alessandro Salerno e del
consigliere Giuseppe Salerno, parenti del “Notaio attuale di Camerota, uomo
per tutte le ragioni pregevolissimo”.
L’unanimità
non manca nel Consiglio, e Lentiscosa riapre la curia notarile, i cittadini
evitano di andare a Camerota piuttosto distante e “ non vi si accede che per
sentieri impraticabili e pericolosi nella stagione invernale, dovendosi guardare
un rapido e grosso torrente”.
Il
Consiglio Comunale, spinto dalla contestazione popolare, nell’ottobre del
1875, nomina una commissione – componenti il Marchese Paolo Orsini, don Angelantonio
Pezzuti, Michelangelo Cusatis -, “ con l’incarico di esaminare
il luogo in cui possa rinvenirsi l’acqua potabile…”
Il
precario si trascina nella ricerca di sorgenti, manutenzione di pozzi ed
escavazione di cisterne, fino a quando l’Amministrazione podestarile ripropone
l’utilizzazione delle sorgive del torrente Palistro, per la creazione di un
acquedotto. Ma le “ristrettezze finanziarie” del Comune , impediscono
perfino la redazione del progetto. E solamente nel 1934, ottenuto il mutuo dalla
Cassa Depositi e Prestiti, Camerota aderisce al consorzio dell’acquedotto
dell’Elce. Passano ventidue anni, ed in piazza S. Maria il senatore Basilio
Focaccia…..annuncia ai Camerotani lo storico avvenimento, con frase
d’effetto:-“ Aprite i rubinetti: la lunga sete è finita”.
…..in quel pomeriggio del 1956, un poco velato di tristezza, per la scomparsa dell’ambiente paesano delle donne e degli asini acquaioli, del venditore di acqua di cisterna, nella apparizione di un nuovo personaggio, l’idraulico.
Costruzione della strada Lentiscosa-Marina
…Il
collegamento Camerota, Licusati, Marina e Lentiscosa ha uno sviluppo lento di
secoli: tratturi, mulattiere, carrozzabili…
La
legge del 30 agosto 1868 obbliga la costruzione di strade comunali fra paesi
viciniori, per fare uscire le popolazioni dall’isolamento…
Nell’archivio
è stato depositato il progetto dell’ispettore borbonico, ing. Raffaele
Petrilli, ed il Consiglio di Camerota , il 5 luglio 1873, esamina i “ progetti
d’arte per le strade comunali Camerot-Marina e Camerota-Licusati”, elaborati
dall’ing.Francesco Struffi, con la previsione di costo di £ 200.000 – “
una spesa che questo Consiglio e tutto il Comune non avrebbero saputo
immaginare” -, contro la somma di circa 6.000 ducati, preventivata dal
Petrilli…..Il consigliere Nicola Palermo….dimostra la non possibilità
di potere costruire le strade , nonostante la obbligatorietà…Il
consigliere Gaetano Talamo è per una soluzione sbrigativa: vendere i boschi ed
il restante demanio, e costruire la rotabile Licusati, Camerota, Marina. E
Cristoforo Manduca, accorto amministratore di voti : - “ Che direbbe
Lentiscosa, principale frazione del Comune, condannata a contribuire;
contribuire sempre, e rimanersi per un’altra generazione senza agevole
comunicazione con
Il
tempo scorre sul nastro dell’attesa che le finanze locali migliorino…
Il
Consiglio Comunale di Camerota, il 3 gennaio 1903, riesamina la questione viaria
– la strada Camerota-Marina appena tracciata e
Il
Consiglio Comunale di Camerota reputa superato il progetto “Carrozzabile
Marina-Lentiscosa” dell’ing. Buretta, e, nella tornata del 1° settembre
1920, incarica l’Istituto Nazionale Opere pubbliche dei Comuni, per una
migliore progettazione. E mentre l’Istituto analizza i risultati elabora i
dati, gli asini ed i muli fungono da veicoli comunicanti, quando però il
torrente Monte Grande, che convoglia le acque dei torrenti S. Angelo e Fontana,
non è in piena. D’inverno, la penosità della popolazione aumenta: Marina non
può portare i morti al cimitero. E si pensa di rivolgere istanza al Ministero
dei Lavori Pubblici, affinché autorizzi “
la costruzione del ponte sul vallone Monte Grande , in attesa che si costruisca
la strada Marina-Lentiscosa”.
La
minuta della petizione , scritta a matita sopra un foglio intestato “ Bar
Sirena-Marina di Camerata”, viene dimenticata
vicino ad una coppa vuota di granita, la sera del 4 agosto 1922. Perviene
invece al Ministero la sottoscrizione dei Lentiscosani e dei Sangiovannesi:
suggeriscono il tracciato che dovrà seguire la strada Lentiscosa-San Giovanni a
Piro-Scalo Policastro. Nessuno accoglie il suggerimento, Lentiscosa sarà
allacciata a S. Giovanni nel decennio 1950-1960….
L’alba
imperiale fascista saluta i Lentiscosani in autobus del concessionario
dell’autolinea, Angelo Raffaele Infante (con l’indimenticabile autista Vito
Carriola da Vallo della Lucania che venne a risiedere con la sua numerosa
famiglia a Lentiscosa, la cui tradizione viene mantenuta a tutt’oggi dal
figlio Romualdo in servizio sempre presso la stessa ditta).
(Pagina da completare)