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Santuario di S. Rosalia |
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| Al centro reliquia con frammenti di ossa di S. Rosalia. | ||
Il Santuario di
S. Rosalia si erge sul poggio omonimo, cosparso di macchia mediterranea, tra la
collina Spodicella e i declivi che calano verso il mare , a sud di Lentiscosa.
La cappella - anticamente tale era - fu eretta nell'anno 1656 al tempo della
grande peste che afflisse non solo il nostro Paese, ma anche tutta l'Europa.
Siamo certi di tale data perchè nelle Relationes ad S. Limina dei prelati di
Policastro, si menziona la costruzione riferendola direttamente alla peste
citata: a volerla fu tutto il popolo cioè l'Università di Lentiscosa come
ringraziamento per aver fermato il morbo, incontrastabile altrimenti. Davanti ad
esso nulla potevano gli uomini, e i credenti come i lentiscosani, si affidarono
a S. Rosalia come avevano fatto già i palermitani, con successo, durante la
peste del 1624.
A Lentiscosa durante la moria ci furono circa 400 decessi come risulta
dall'inventario del casale ad opera del Tavolario Giuseppe Gallerano, nell'anno
1663. Senz'altro la fama di ciò che era successo a Palermo varcò il Tirreno
per giungere anche a Lentiscosa attraverso la città di Napoli in quanto qui
svolgevano la loro attività commerciale diversi lentiscosani, e il centro
partenopeo durante la stessa peste nel 1656 - lo ricorda lo storico Parrino -
tra gli altri santi dipinse l'effige di S. Rosalia sulle porte della città e
successivamente offrì un ex voto considerevole alla Santuzza palermitana.
Nel 1664 il vescovo De Giacomo, che visitò la cappella, la trovò ornata di
tutte le suppellettili necessarie; il vescovo Maradei nella visita del 1704
affrontò invece un problema spinoso, quello delle sepolture davanti alla
cappella, e le interdì. Altro vescovo, De Rosa, nel 1709 raccomandò che le due
porte non rimanessero a lungo aperte. La stessa cappella aveva anche un Monte
frumentario che aveva prestato ben 60 ducati all'Università. Nel 1718 furono
eseguite, per ordine del vescovo De Robertis, alcune riparazioni alle lapidi
interrate nel pavimento, alle immagini, alle due porte.
Nel 1732 fu restaurata l'icona per ordine dello stesso vescovo il quale trovò
rotti i vetri sulle porte, che verranno sostituiti solo nel 1737. Nel 1765
furono rinnovate le porte. I vescovi che seguiranno trovarono sempre in ordine
la chiesa che dal 1846 funzionò come cappella dell'attiguo cimitero: le ossa
che si estraevano dalle tombe si deponevano in una sepoltura rimasta nella
chiesa dopo le riparazioni al pavimento. Nel 1919, 15 luglio, per la prima volta
l'immagine di S. Rosalia venne portata in solenne processione oltre che con la
pettiglia di velluto rosso - con 261 pezzi d'oro - , con due piccole
pettiglie sempre di velluto con 80 pezzi d'oro, con due strisce con 72 anelli,
anche con un grembiule di stoffa rossa fortificata con ben 275 pezzi! La corona
che cinge il capo del simulacro è invece un dono che risale al 1893.
Nel 1929 fu necessario effettuare riparazioni urgenti al tetto e alla soffitta.
Nel 1928 invece furono eseguiti importanti restauri e pitture a cura del parroco
Del Gaudio e col concorso del popolo, come al solito. Il grande quadro al
soffitto fu realizzato a Napoli dal prof. Salvatore Gentile nell'anno 1929 e
raffigura S. Rosalia nella gloria. La campana grande fu fusa nel 1885 da De
Agostino ed è oggi posta sul campanile a sinistra della fabbrica, costruzione
che risale al dopoguerra, così come recentemente, a cura del parroco don Enzo
Morabito, è stato costruito il locale a due piani dietro lo stesso campanile,
sia per creare servizi igienici sia per la saletta espositiva, sia per
l'appartamentino per i predicatori. Nel 1998 la chiesa è stata restaurata ancora
una volta per volere dell'attuale parroco don Gianni Citro. L' edificio, senza
grosse pretese architettoniche ma carissimo alla storia e alla devozione
lentiscosana, ha subìto interventi di restauro sia nell'impianto decorativo
dell'interno con totale rifacimento del trono della Santa realizzato con
elementi di spoglio di un antico portale in pietra, che all'esterno nel
tentativo di restituire alla facciata l'aspetto rustico originario.
La fabbrica mostra chiaramente che è stata realizzata in fasi successive:
dall'iniziale presbiterio al corpo del tempio (sotto il cui pavimento esiste un
locale sotterraneo ove si deponevano le ossa, oggi, non è visibile perchè
coperto); il soffitto a cassettoni aveva una grande ovale davanti che oggi è
chiusa. La luce viene assicurata da 10 finestre anche se prima erano 12, poi le
prime due furono chiuse sia per innalzare il campanile sia per realizzare la
cantoria dell'organo. Molto bello nell'abside il trono di S. Rosalia con nicchia
a tempietto. Negli anni sessanta fu necessario rifare la facciata e parte del
campanile a causa di un fulmine che la squarciò. Ultimamente anche il grande
portale è stato rifatto in legno massello.
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