Le seguenti notizie sono state fornite dall'"Istituto Galante Oliva"

 

MAZZEO SALVATORE

Nato il 30.12.1912 in Colombia ma residente a Camerota (SA) alla frazione Lentiscosa (dove è ricordato in una lapide, ) .Tenente medico, aderisce dal 15.2.1944 alla Resistenza partigiana in Val Sangone . Caduto mediante fucilazione a Coazze-Forno il 16.5.1944

 Riportiamo la scheda relativa a Mazzeo dall’archivio privato di Mauro

Sonzini dell’ANPI di Cuneo:

“... Salvatore Mazzeo, figlio di Luigi e fu Rosalia Bustillas, nasce il 30

dicembre 1912 a Barranquilla in Colombia, Abita a Lentiscosa di

Camerota in provincia di Salerno. Di professione è medico. Iscritto al

distretto militare di Napoli, Salvatore viene arruolato nell’esercito con

l’incarico di tenente medico. Il futuro comandante partigiano aviglianese

Carlo Suriani riferisce che Salvatore era in servizio alla territoriale di

Avigliana presso gli impianti legati ai dinamitifici Nobel, Valloia e

Allemandi. Carlo aggiunge anche, non senza invidia, che Salvatore

fosse anche un bell’uomo assai apprezzato dalle donne. A partire dal 15

febbraio 1944 Salvatore aderisce alla Resistenza entrando, con il nome

di battaglia Dottore, tra le fila della banda Nicoletta, al comando di

Franco Nicoletta, futura 1a brigata Lillo Moncada inserita nella 43a

divisione autonoma Valsangone Sergio De Vitis. Il 10 maggio 1944 le

bande della valle sono investite dal massiccio rastrellamento

dell’operazione Habicht: alle ore 3.40 colonne nazifasciste risalgono il

fondovalle e contemporaneamente scendono dalle valli laterali per

imbottigliare i giovani ribelli. L’attacco è atteso: la sera prima le bande

hanno lasciato il fondovalle per ritirarsi a monte in posizioni di sicurezza

predisponendo reti di sentinelle e il minamento dei ponti a Pontepietra e

a Sangonetto. Le squadre che hanno il compito di far saltare i ponti non

riescono nell’intento favorendo la penetrazione dei nazifascisti come alla

Maddalena dove cominciano subito a rastrellare attaccando la banda

Nino-Carlo. Invece alle spalle i partigiani non prendono particolari

precauzioni. Proprio lì s’annida l’insidia: nella notte dalle valli Chisone e

Susa un ingente numero di nazisti del 617° battaglione Est, formato da

russi di varie nazionalità specializzati in guerra ad alta quota, sale sui

colli e nel silenzio dell’alba piomba a valle. Al colle Bione i nazifascisti

s’imbattono subito in un avamposto della banda Genio che ingaggia

combattimento dovendo poi cedere per l’inferiorità. Ma dal colle della

Roussa scendono lungo il corso del Sangone trovando alla loro sinistra

le baite del Sellery inferiore con un distaccamento della banda Sergio e

in basso la villa Sertorio con un distaccamento della banda Nicoletta: è

attacco simultaneo. Non è ancor l’alba quando la battaglia s’accende

tragica e furiosa: i partigiani son colti nel sonno, non si sa neppur se

riescano a dar l’allarme collettiva, l’ordine “Si salvi chi può” disunisce il

gruppo. Le mitragliatrici son posizionate in modo da snidar i partigiani

dai rifugi e colpirli mentre fuggono. Priva di vegetazione, la zona non dà

scampo: tanti cadono sul posto. Altri, feriti compresi, tentano

disperatamente di mettersi in salvo braccati dai nazisti: alcuni muoiono

più in là, altri finiscono catturati, solo qualcuno riesce a fuggire. Va

meglio alla villa Sertorio: i partigiani resistono all’interno asserragliati fin

quando verso mezzogiorno i nazifascisti si ritirano. Ma appena escono, i

partigiani sono attaccati e messi in fuga dalla colonna che risale il

fondovalle. A sera il bilancio è di una cinquantina di partigiani e dieci

civili uccisi, a cui s’aggiungono numerosi prigionieri portati alle carceri

Nuove di Torino, parecchi feriti, un imprecisato numero di dispersi e oltre

cento case incendiate. Il rastrellamento però continua nei giorni seguenti

con pattuglie che percorrono le montagne rastrellando i partigiani che

ormai si muovo allo sbando. Molti, tra cui anche Salvatore Dottore

Mazzeo, vengono catturati, imprigionati e torturati nella scuola

elementare di Coazze mentre si passa ora ad intimidire le popolazioni

locali ree d’esser complici dei partigiani. Infine, quando ormai

s’apprestano a lasciar la valle, i nazifascisti attuano l’ultimo obiettivo:

lasciare un monito a futura memoria. Il 16 maggio è il giorno della

mattanza. Una trentina di partigiani prelevati dalla scuola vengono

portati a Forno di Coazze e divisi in diversi gruppi: Dottore viene

fucilato a trentadue anni in località Prese Garida a Forno di Coazze,

dopo esser stato costretto con il diciannovenne giavenese Renato

Ruffinatti, il ventiseienne romano Umberto Pavone e il

ventisettenne siciliano Filippo maresciallo Franco Mazzaglia a

scavarsi la fossa mentre venticinque altri compagni vengono mitragliati

alle gambe, lasciati agonizzare per l’intera notte e l’indomani sepolti vivi

in riva al Sangone nell’eccidio della Fossa Comune di Forno di Coazze e

altri compagni ancora proseguono per esser fucilitati in vari altri punti

della località. La salma di Dottore sarà ritrovata il 29 maggio 1944 da

Irma Ruffinatti, mamma di Renato, in una spedizione sopra Forno di

Coazze per ritrovare e seppellire i tanti caduti del rastrellamento. Gli

elementi utili per il riconoscimento della salma di Dottore sono pantaloni

grigi chiari, giubba blu, scarpe da sciatore, baffetti neri piccoli, capelli

neri ondulati, vestiti civili. Dottore è oggi sepolto insieme a 95 compagni

partigiani nell’Ossario dei Caduti Partigiani di Forno di Coazze.

 

LA VAL SANGONE

In Val Sangone dal settembre del 43 si formano i primi gruppi e bande partigiane; ne fanno parte

giovani ufficiali quali Luigi Milano, Giulio Nicoletta, Fassino, ecc. La Val Sangone faceva parte

della 4° zona delle nove del Piemonte. Il 1° aprile del 44 si svolge una vera e propria azione di guerra della “banda Nicoletta” che ebbe anche un morto , Lillo Moncada (a cui sarà intitolata la Brigata di appartenenza di Mazzeo *) .

Di contro i nazifascisti ebbero diversi morti e prigionieri, fra i quali anche due marescialli tedeschi e un

sottotenente. Questa azione partigiana scatenò una rappresaglia nazifascista (con la partecipazione delle SS

italiane) che portò all’eccidio di Cumiana con l’esecuzione di 50 civili e un partigiano . Tutto ciò poco prima

dell’arrivo di Nicoletta che avrebbe dovuto trattare uno scambio di prigionieri. Lo scambio avverrà lo stesso ma con i soli superstiti.

SCHEDA I.G.O. PARTIGIANI

IL MAGGIO DI SANGUE (Maggio 1944)

È il mese delle più gravi perdite subite dalla Resistenza in Val Sangone.

Dal 10 al 18 maggio le truppe nazifasciste del generale Hansen si scatenano in un

rastrellamento di proporzioni mai viste in precedenza, attaccando dalle valli di Susa, del

Chisone e dal fondovalle.

Gli scontri più duri avvengono sotto il Colle della Roussa (Sellery

e palazzina Sertorio), al col Bione, nell’alta valle dell’Indiritto ed al Pontetto.

Alla fine del rastrellamento e della battaglia, durati nove giorni , e nel prosieguo

dell'ultima decade di maggio le mani amiche e fraterne dei valligiani, guidati da don Busso,

raccolgono un centinaio di caduti sia nei combattimenti che per fucilazione o esecuzioni

barbare e sommarie. In parte - 23 - nascosti in una fossa comune a Forno, in parte

prelevati dalle Carceri Nuove di Torino (provenienti darastrellamenti anche nella valle

del Chisone e nel Canavese) e fucilati alla Bonaria - 11, a Valgioie - 10, a Giaveno - 10, e a

Coazze - 10. I nazifascisti si abbandonano a violenze inenarrabili, culminate nel

cannoneggiamento delle borgate Selvaggio e San Pietro.