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Bandello Maria Matteo  

Novelliere e letterato italiano

 

( Castelnuovo Scrivia  1485 - Agen, in Francia 1561)

Novella L

Petriello segue per mare la rubatagli moglie e con lei lieto e ricco a casa se ne ritorna per cortesia del re di Tunisi.

Non ha ancora molti anni che in Lentiscosa, villa del reame di Napoli, fu un giovane di basso sangue e povero, il quale d'una villanella sua pari fieramente s'innamorò, e per acquistar l'amore di quella, faceva ogni cosa a lui possibile; onde la giovane cominciò ad amar lui. Essendo di pari voluntà, si maritarono insieme e fecero le lor povere e picciole nozze molto allegramente. Vivevano con gran pace insieme, e col sudore e fatica de le mani loro si procacciavano il vivere, non avendo altro al mondo che una picciola casetta, che era de la donna. Ora, essendo il tempo de la segatura e tutti dui essendo condotti a mieter grano da un massaro in un campo vicino al mare, avendo sul mezzodì la giovane un grandissimo caldo, e per la durata fatica del continovo tagliare posta giù la picciola falce, se n'andò vicino al lito e sotto l'ombra d'un albero si pose a sedere. Quivi da la stracchezza e dal sonno vinta, godendo un soave venticello che le crespanti onde del mare leggermente moveva, s'addormentò. Né guari stette che soppragiunsero certi corsari da Tunisi, i quali, discesi in terra, videro la giovane dormire, e, quella presa e chiusale la bocca chè non gridasse, in galera la portarono; e ritirati alquanto in mare, vi si fermarono, forse per vedere se altri prender potevano. Il marito, accorgendosi la moglie non esser con gli altri lavoratori, poi che l’ebbe assai chiamata e ricercata indarno, rivoltatosi al mare e la galera veduta, s’imaginò il fatto come stava, e tanto più che i corsari mostravano a quei di terra la donna, la quale pareva pure a Petriello, - chè così aveva nome l’innamorato marito, - che la moglie sua fosse. Il perché, senza indugio spogliatosi, in mare si gittò e cominciò, notando, andare a la volta dei corsari, ove in poco d’ora da amore aiutato pervenne. I mori forte si meravigliarono di lui e gli domandarono chi egli fosse e ciò che andava cercando. Egli, che valente notatore era, fermatosi su l’acqua e tuttavia a la moglie guardando, che in poppa piangeva, in questa guisa gli rispose : - Io sono un povero giovino, marito di quella donna che voi in questa ora avete in terra presa e che in poppa lacrimante dimora, la quale, poi che io conobbi, sempre ho amato più che la vita mia, ed amo ed amerò sempre fin che viverò. Onde, se alcuno di voi ha moglie, o se mai ha provato che cosa sia amore o sentito che tormento è vedersi privare de la donna amata, io vi prego caldissimamente, e il prego vaglia mille, che sia di piacer vostro di restituirmi la moglie, chè eternamente ve ne sarò obbligatissimo. Se io avessi modo di riscattarla, io v’impegno la fede mia che in dono non ve la chiederei, sapendo che voi di questo esercizio vivete; Ma io non ho cosa che si sia al mondo, e con il lavorare ella ed io sostentavamo la nostra povera vita, chè il guadagno che di giorno in giorno facevamo ne dava il vivere. E se non vi pare di donarmela, vi supplico a volermi seco menar via, perché, con lei essendo e lavorando e facendo tutto quello che a voi piacerà, io viverò allegramente e volentieri m’affaticarò, né sentirò il peso de la servitù. Ben v’affermo che viver senza lei tanto a me saria possibile, quanto se levata la vita mi fosse. – Piacque sommamente ai corsari il parlar di Petriello, a cui vi s’aggiungevano i prieghi e le lagrime de la sua moglie; e mossi a pietà, quello accettarono in galera ed assai bene vestirono, restituendogli l’amata moglie, e fin che pervennero a Tunisi gli fecero buona compagnia. Giunti poi a Tunisi, donarono i dui cristiani al loro re, al quale narrarono il modo col quale avuti gli avevano. Al re moro, quantunque fosse nemico de la nostra legge, piacque il dono, e tanto si meravigliò de la vertù ed amore coniugale del buon Petriello che, poi che con onorate parole l’ebbe commendato, quello con la moglie fece liberi. E pregandolo che seco volesse alquanto di tempo restare, gli ordinò un buon salario. Petriello, per non parere ingrato de la ricevuta libertà, alcuni anni si stette col re e sì bene lo servì che alfine, fatto ricco, ebbe licenza con la carissima moglie di tornar a casa. Onde, essendosi nudo e mal contento da Lentiscosa partito, per la cortesia del re moro, ricco ed allegro vi ritornò; di modo che a le volte tra gente barbara si trovano uomini che la vertù ammirano ed amano, come tra noi sono assai spesso chi la vituperano e biasimano.